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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap2#2


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
23.03.2026    |    17.113    |    4 7.5
"Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene..."
*** DANIELA ***

Tatiana è esterrefatta dalla depravazione di Michela, mi guarda con occhi fiammeggianti come braci ardenti in un braciere d’avorio. Le sue pupille si dilatano mentre un tremito quasi impercettibile le attraversa le labbra carnose: «Purtroppo vi devo lasciare,» sussurra con voce roca che tradisce la sua eccitazione repressa, «tra poco la colazione con la signora Claudia sarà pronta e non voglio che aspetti. Mi potrebbe punire con la frusta di cuoio intrecciato che tiene sempre appesa accanto al suo letto a baldacchino!»

Ci porge le vestaglie di seta – nero corvino per me, bianco avorio per Michela – così trasparenti che sembrano tessute con fili di rugiada mattutina, prive di cinture, rivelando come attraverso un velo d’acqua ogni dettaglio dei nostri corpi: i piercing d’argento che catturano la luce, i tatuaggi che serpeggiano sulla pelle come confessioni permanenti.

«Da Claudia,» sussurra con voce vellutata, porgendoci zoccoletti rivestiti di pelliccia di visone color crema con tacchi a spillo cromati alti 12 centimetri. Mentre si china, il suo microabito di lycra dorata si solleva come una tenda di teatro, svelando glutei perfettamente sferici e alabastrini, tra i quali il plug giallo ambra brilla come un gioiello proibito, dilatandole l’orifizio rosato fino a trasformarlo in un invito carnale pulsante.

«Questa è la tua divisa?» chiedo, facendo scorrere lentamente l’unghia lungo la curva perfetta del suo gluteo destro, lasciando una sottile scia bianca sulla pelle d’alabastro che scompare quasi subito. Lei inarca la schiena e geme, un suono gutturale che le sale dalla gola: «Sì, Claudia ci impone di essere sempre pronte, sempre bagnate, sempre dilatate - la lycra dorata è solo per ricordare agli ospiti che siamo gioielli da usare senza pietà.»

In una processione silenziosa e oscena, seguiamo Tatiana lungo il corridoio di pietra bianca lucidissima che ci riflette come allucinazioni. Michela cammina qualche passo dietro di me, lo sguardo basso, la vestaglia d’avorio trasparente che le sussurra sulla pelle, i seni nudi che dondolano e si rincorrono dispettosi a ogni passo deciso.

Dalla mia prospettiva la vedo quasi tremare mentre cammina: le cosce appena segnate da qualche livido della sera precedente, i glutei ancora arrossati attorno al plug blu cobalto che lampeggia sotto la vestaglia come un faro in una notte artica. L’orgoglio nero della mia proprietà - il tatuaggio, la freccia, l’umiliazione - ben in vista e priva di qualsivoglia tentativo di censura. Tatiana gode visibilmente nello spiarci dallo specchio dell’ingresso - sorride, leccandosi le labbra come una bambina golosa davanti a una bancarella di caramelle.

Pierre ci aspetta nella sala colazione. È già vestito di tutto punto: pantaloni chiari tagliati su misura, camicia lilla con gemelli di ametista, foulard rosa annodato con sprezzatura perfetta, la giacca celeste posata con grazia voluta sullo schienale della poltrona. I capelli sono scolpiti in un’onda biondo platino che pare riflettere la neve fuori, gli occhi chiari brillano di intelligenza cinica e desiderio trattenuto. Stringe tra le mani una tazzina d’espresso, il mignolo elegantemente sollevato in un gesto che rassicura sulla sua omosessualità come nulla mai potrebbe.

Mentre io e Michela entriamo, Pierre non finge neppure di non guardarci: si gode la sfilata, indugia sugli anelli ai capezzoli di Michela che scintillano sotto il velo trasparente della vestaglia, poi sul mio seno alto e sui miei capezzoli, tesi e violacei dal freddo o da una perversione che lui non proverà mai davvero.

*** MICHELA ***

Scendiamo le scale, Tatiana davanti, il suo vestito corto che espone le calze nere e i glutei bianchi, il plug giallo che la fa sculettare come una puttana. Le nostre vestaglie si aprono, rivelando fighe gocciolanti, piercing che tintinnano, tatuaggi che marchiano la mia vergogna, il plug blu che vibra brutalmente, facendomi gemere di dolore a ogni gradino.

Claudia ci aspetta in sala da pranzo, languida come una pantera sazia. Indossa una vestaglia di seta cremisi che cattura la luce mattutina, aperta completamente sul davanti senza cintura a trattenere nulla. La stoffa scivola sui suoi seni perfetti, i capezzoli turgidi color caramello che puntano verso l’alto con arroganza. I suoi lunghi capelli biondo-castano cascano in onde morbide sulle spalle abbronzate, creando un contrasto ipnotico con il rosso della vestaglia. Il suo corpo nudo sotto il tessuto trasparente è scolpito, muscoloso ma femminile, e il suo sesso completamente depilato e lucido di umori brilla come un gioiello osceno. Le sue natiche perfettamente rotonde premono direttamente sulla pelle fredda della sedia Louis XV, lasciando un alone umido. Daniela la scruta come una pantera pronta a saltare sulla preda e le sussurra: «Sei sempre più splendida e spero più porca.» Lei sorride, un ghigno predatorio che le increspa appena le labbra carnose tinte di bordeaux, mentre mi scruta con occhi di ghiaccio: «Vedo che mi hai sostituita immediatamente con quella principiante del parco... l’hai trasformata in una cagna perpetuamente in calore e l’hai persino marchiata, noto.»

Ci sediamo con studiata lentezza, lasciando che le nostre vestaglie di seta si aprano come petali notturni. I nostri glutei nudi incontrano la pelle fredda delle sedie Luigi XV in mogano lucido, il marmo dei nostri corpi contro il legno antico. Emetto un piccolo gemito involontario quando il freddo mi bacia l’intimità ancora pulsante, e Claudia sorride con labbra color sangue, rivelando denti perfetti e canini appena pronunciati. Mangiamo brioche alla crema e frutta esotica tagliata in forme geometriche precise, sorseggiando champagne in flûte di cristallo che catturano la luce mattutina.

Rivolgendosi a Daniela con voce vellutata, Claudia annuncia: «Stasera sarà una cena intima: io, Pierre, voi due e la mia cara amica Vanessa con l’amichetto di Pierre - Luigi, o come lo chiamiamo tutti, Luigino.» Le sue unghie laccate di rosso tamburellano sul bordo della tazza di porcellana mentre parla. Daniela risponde con un cenno regale del capo.

Poi, curiosa, le chiede con voce vellutata che tradisce un’eccitazione crescente: «Ma il tuo personale è sempre vestito come Tatiana?» Claudia sorride, un sorriso felino che le illumina il volto d’alabastro mentre fa scorrere la lingua sulle labbra umide. «Sì, e sono tutte completamente depilate, la pelle liscia come porcellana calda,» sussurra con tono basso e ipnotico. «Pensa, persino Rocky lo è - un magnifico pastore alsaziano dal lungo pelo bianco immacolato come la neve vergine delle Alpi, ma con le parti intime rasate meticolosamente ogni mattina da Anastasia.»

Daniela inizia a ridere, una risata cristallina che le fa tremare i seni nudi sotto la vestaglia. Non riesce a fermarsi, le lacrime le rigano il viso perfettamente truccato mentre immagina il maestoso pastore alsaziano dal pelo bianco come neve fresca che scodinzola confuso tra le gambe affusolate di quelle cameriere con i loro plug colorati che brillano come gioielli proibiti tra i glutei alabastrini. Claudia intercetta al volo quella risata con occhi di ghiaccio azzurro e, inumidendosi le labbra color bordeaux con la punta della lingua, sussurra con voce vellutata che scivola nell’aria come miele caldo: «Mi ricordo la prima volta che gli hai ordinato di leccarmi la figa pulsante e grondante, mentre Pierre ci guardava dalla poltrona di velluto cremisi, accarezzandosi l’erezione attraverso i pantaloni di lino?» La sua voce si fa più bassa, quasi un ronfo felino.

«Rocky era un cucciolo allora, ma mi faceva godere come il miglior amante di ogni cagna in calore del quartiere. E che piacere indicibile, Daniela mia, che piacere viscerale mi hai fatto provare ad essere la vera cagna di casa, con la lingua ruvida di Rocky che mi devastava il clitoride gonfio mentre tu mi tiravi i capezzoli fino a farmi urlare.»

*** DANIELA ***

Mi sventolo la mano davanti al viso, per una volta non del tutto in posa: il passato remoto di quella scena mi colpisce con la forza di un colpo di reni ben piazzato. Rido fino a tossire, rischio persino di sputare il caffè nelle narici. Perfino Michela, che rodeva d’invidia per Claudia, scoppia a ridere con noi, picchiando la mano nuda e sottile sul bordo del tavolo come se potesse romperlo. Per la miseria: il potere delle memorie di Claudia era proprio questo, azzerarti in una risata qualsiasi rivalità; traghettare l’umiliazione nella dimensione superiore del gioco. Smetto di ridere un secondo prima che il controllo mi scappi di mano. Cerco lo sguardo di Claudia e la trovo già lì, occhi di ghiaccio, la bocca che si piega in un sorriso che ricorda una fessura letale su una lamiera cromata. Le sue unghie laccate tamburellano ancora una volta, una chiamata di caccia sottile ma irresistibile.

«Pierre, amore mio,» sussurra Claudia con voce di velluto scuro, le labbra bordeaux che si muovono come petali carnosi, «ricordami di dire a Luigi che quella deliziosa Whip-Necklace di ieri, quella con il collare di diamanti e la frusta intrecciata in pelle di serpente, non è più in vendita da Montenapoleone, ora è mia e lui se la può scordare, anche se forse gliela farò indossare oggi.»

Pierre solleva lo sguardo azzurro ghiaccio dalla tazzina di porcellana Meissen, fa una risata sofisticata che risuona come cristalli tintinnanti, ma capisco che è già mezzo duro sotto il tavolo damascato, mentre pensa al culo del suo amico. Lo vedo dal modo in cui il suo corpo scolpito si irrigidisce nella camicia lilla, dalla vena sottile sul collo alabastrino che pulsa appena sotto la pelle diafana, come un piccolo semaforo pulsante per i voyeur emotivi. Lui non partecipa al gioco carnale, ma consuma lo spettacolo con l’avidità raffinata di un intenditore di vini pregiati, gli occhi che brillano come ametiste umide.

Claudia allarga la bocca in un sorriso divoratore, i denti bianchissimi che brillano come perle contro il bordeaux scuro delle labbra carnose. Poi mi trafigge con quegli occhi di ghiaccio azzurro, pupille dilatate come quelle di un felino affamato: «La tua schiava già mi appartiene. Guarda come mi osserva. Guarda come si offre.» Mi inclino all’indietro con studiata lentezza, lasciando che la seta trasparente della vestaglia scivoli sul mio seno nudo, i capezzoli che si induriscono visibilmente al contatto con l’aria fresca. «Sei gelosa della mia nuova troia, Claudia?»

Un sospiro aristocratico le sfugge dalle labbra: «No. Mi incuriosisce solo osservare con quale rapidità la potrei distruggere. A volte invidio la tua... risolutezza.»

«Ti manca il sangue freddo necessario,» la punzecchio, «sotto quella maschera batte un cuore troppo tenero.» Una risata più affilata della precedente.

«Può darsi. Ma l’arte della crudeltà si può sempre acquisire.»

«Non ne dubito» faccio, socchiudendo gli occhi. «Sono pronta a lasciarti allenare su Michela»

Incrocia le braccia sul seno, velluto cremisi che si tende sulle braccia scolpite con eleganza violenta. «So essere spietata, basta chiedermelo per favore. E la tua schiava mi prega già silenziosamente: la posso leggere a distanza. Basta guardarla tra le gambe.»

Rispondo a denti stretti e le lancio uno sguardo che, se mi avesse davvero conosciuta, avrebbe letto come: “vediamo se hai le palle”. Ma so che sotto la superficie, Claudia ci gode più in tono sussurrato che urlato. Le piacciono i giochi di specchi, non di mazze da baseball. Noto, con mio compiacimento, quanto siano duri i suoi capezzoli sotto la seta molle. Claudia non si fa mai sorprendere senza un grado di eccitazione visibile. Mi piace la sua ostentazione e insieme il saper tenere nel guinzaglio il vero desiderio. Michela, invece, sta esplodendo come una bomba di perversione: la sua figa è letteralmente inondata di liquido, lo vedo a occhio nudo nel modo in cui la vestaglia avorio le si incolla al corpo, sempre più trasparente e vergognosa. Sotto il tavolo le mani sono sparite da tempo e i suoi movimenti non lasciano più nulla all’immaginazione.

Decido di provocare. Allungo la gamba nuda sotto il tavolo, spostando appena la vestaglia: il mio tallone nudo aggancia la caviglia della mia ex schiava, la carezza con la delicatezza di una poesia. «Tocca a te oggi dominarla, Claudia» le sussurro. La voce è quasi sibilata, ma il colpo la raggiunge dritto al cuore. Colgo il fremito del muscolo sulla sua mandibola, la piccola scossa statica che le percorre la pelle. Claudia abbassa lo sguardo, un secondo di esitazione, poi riemerge con un sorriso di chi si è drogata di veleno per rafforzarsi: «Allora. Permettimi di conoscere meglio il nuovo oggetto delle tue attenzioni.» Allarga la mano, la offre a Michela come si fa con cuccioli diffidenti al parco. «Vieni qui.» La mia allieva si alza senza domande, il plug blu la illumina mentre cammina, la vestaglia si apre moltissimo ad ogni passo, lasciando un’eclisse di carne e trasgressione a ogni oscillazione del seno. Va piegata a metà davanti a Claudia, che l’accarezza subito dietro la nuca e la tira giù di colpo con una forza che non mi aspettavo. Michela si inginocchia ai suoi piedi.

Parte 2 di 6 - Continua

*** NOTE ***

QUESTO è IL SECONDO CAPITOLO, se non hai letto il primo, ti consiglio di farlo. Cronologicamente, si inserisce alla perfezione dopo le avventure già descritte. Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente. Considera che, più di un semplice racconto, questa avventura si trasforma in un vero e proprio romanzo completo: non aspettarti una narrazione breve, tutt'altro...

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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